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Formula 1 e la corsa al calendario: promesse e incertezze tra Argentina e Hockenheim

La Formula 1 si muove tra promesse e incertezze: Argentina e Hockenheim in corsa per il calendario 2028.

Formula 1 in cerca di nuovi circuiti: Argentina e Hockenheim in competizione per il calendario 2028
Formula 1 in cerca di nuovi circuiti: Argentina e Hockenheim in competizione per il calendario 2028

La Formula 1 si trova in una fase di incertezza e promesse, con due candidature che attirano l’attenzione: l’Argentina e Hockenheim. Nello stesso giorno sono circolate due notizie opposte: l’Argentina al 99% di un Gran Premio nel 2028 grazie all’effetto Colapinto, e il ritorno “CONFIRMED” di Hockenheim, smentito dalle parole reali del CEO Stefano Domenicali. L’insieme di questi fatti rivela una strategia di comunicazione mirata, con la Formula 1 che tiene aperte diverse candidature per un calendario già bloccato fino al 2028. La storia recente dell’Argentina e della Corea del Sud dovrebbe far riflettere chi festeggia troppo presto.

La candidatura argentina: un progetto solido

L’Argentina, che ha ospitato la Formula 1 venti volte tra il 1953 e il 1998, si presenta come una delle candidature più solide per il 2028. Secondo il giornalista di Motorsport Italia Jacopo Rava, rilanciato dall’account X Everything Formula, la probabilità di un ritorno è del 99%. Il fattore decisivo è Franco Colapinto, pilota argentino che ha generato un interesse enorme nel Paese. Con 17,2 milioni di appassionati e un roadshow che ha attirato oltre 600.000 persone a Palermo, l’Argentina si distingue per un progetto ambizioso. Il piano prevede un investimento da 100 milioni di dollari, una capienza fino a 150.000 spettatori e un debutto in MotoGP nel 2027, come banco di prova per un eventuale ritorno della F1 nel 2028 o nel 2029.

Il ritorno di Hockenheim: promesse e ambiguità

Il ritorno di Hockenheim, che ha ospitato la Formula 1 fino al 2019, è stato descritto come “CONFIRMED” in alcuni titoli, ma le parole reali del CEO Stefano Domenicali hanno smentito questa certezza. Domenicali ha affermato che il ritorno del Paese tra le grandi piazze della F1 è “sicuro”, ma ha anche sottolineato che non si tratta di un impegno a breve termine. Il CEO ha parlato dell’ingresso di Audi nel campionato, del quartier generale Mercedes e di un nuovo accordo con RTL, ma ha evitato di confermare esplicitamente Hockenheim. Le sue parole sono state interpretate come un invito a ulteriori discussioni, non come un annuncio ufficiale.

La situazione di Hockenheim è complessa. Il circuito è stato rilevato nel 2024 dal gruppo Emodrom, che lo trasformerà in un parco motoristico generalista, non solo per la Formula 1. Liberty Media, che gestisce la Formula 1, preferisce trattare con enti pubblici, come ha fatto con Miami e Las Vegas. Per Hockenheim, invece, si tratta di un proprietario privato con altre priorità di business. Questo crea un divario tra le aspettative e le possibilità reali.

La Formula 1 tiene aperte diverse candidature per un calendario bloccato fino al 2028. Con almeno sei candidature in gioco — Argentina, Germania, Sudafrica, Corea del Sud, Thailandia e Ruanda — il CEO Domenicali usa una strategia retorica simile ogni volta che parla di nuovi mercati: un impegno di principio, seguito da condizioni che evitano impegni concreti. Questo linguaggio tiene aperte tutte le porte, ma non garantisce nulla. La Formula 1 valuta con calma quale candidatura offre il ritorno commerciale migliore e quale rischia di ripetere il copione visto in passato.

La storia dell’Argentina e della Corea del Sud mostra come i progetti possano fallire per mancanza di finanziamenti o interesse sostenibile. La Formula 1, con la sua strategia di promesse e ambiguità, rischia di alimentare illusioni che potrebbero non portare a risultati concreti. Il vero banco di prova sarà nei prossimi diciotto mesi: la MotoGP a Buenos Aires nel 2027 e la prima cifra concreta che Hockenheim metterà sul tavolo. Fino ad allora, ogni dichiarazione di Domenicali va letta come un impegno di principio, non un contratto firmato.